Il Pittore gentile che regalava l’arte alla città
14 feb 2016

Il Pittore gentile che regalava l’arte alla città

Come si educa alla Bellezza? Peppino Impastato esortava ad insegnare la bellezza alla gente “perché in uomini e

14 feb 2016
Come si educa alla Bellezza?
Peppino Impastato esortava ad insegnare la bellezza alla gente “perché in uomini e donne non si insinuasse più l’abitudine e la rassegnazione ma rimanessero sempre vivi la curiosità e lo stupore’’. Diceva che la Bellezza era un’arma contro la paura e l’omertà.

 

 

 

Io sono nata e cresciuta ad Ostia.

Un posto ai più conosciuto come sobborgo della capitale.
Una landa fangosa prima, un’escrescenza cementizia del fascismo poi, la periferia dell’ignoranza che uccise Pasolini infine.
La sua storia di mare di Roma non è andata più in là della via crucis domenicale per la gita urbana fuori porta.
Traffico, divieti di balneazione e speculazione le uniche notizie rilevanti di questo capitolo.
Però c’è una cosa.
Ad Ostia c’è il mare.
Un mare forse inquinato, storpiato dall’ingordigia mafiosa degli stabilimenti, ma nonostante tutto, mare.
Quello che guardi d’inverno nelle giornate uggiose, quello che vai a correre, che ti fai il bagno di sole con gli occhi chiusi a primavera, che finisce l’estate ma lui resta lì, con te, quello che è il posto per tutto, per la colazione, per lavorare, per un aperitivo, per guardare le stelle, per una birra, per giocare con i bambini, per imparare il surf e sognare posti lontani.
Il mare che ‘si vive’. Non il mare dove ‘si va’.
E’ questo Mare che ci insegna la Bellezza a Ostia.
Questo Mare tiene acceso il faro di cosa possiamo essere, di cosa possiamo diventare, di quanto possiamo migliorare, nonostante l’intorno, nonostante tutto.
Questo Mare è lo spiraglio d’infinito, il presentimento di Bellezza, che tiene acceso il faro delle rotte che chi, come me, nato e cresciuto in un sobborgo, può sempre scegliere di percorrere.
Me ne sono ricordata qualche giorno fa navigando in rete.
Sono inciampata nella storia di questo pittore gentile che regala quadri alle strade e si fa chiamare Liroi.
Allora l’ho chiamato e gli ho chiesto di incontrarci, e raccontarmi la sua storia.
Quando ci siamo visti abbiamo scoperto di conoscerci già.
E questo succede spesso a Ostia.
Sulla carta un quartiere, nella pratica un posto più grande della media dei capoluoghi di provincia di tutta d’Italia, in realtà una vera e propria cittadina a parte.
Con le sue stagioni fuori meteo scandite dalle maree, le infradito portate al posto delle scarpe, e questo groviglio di storie e destini sempre più o meno intrecciati.
Liroi mi ha raccontato che ha iniziato la sua semina di Bellezza a Settembre scorso.
E per un motivo meraviglioso.
Per fare Spazio. E per dare Senso.
Ci sono pittori come lui, infatti, che ‘usano la pittura come un palcoscenico….per portare in scena il teatro di una nuova realtà’.
Ci sono pittori come Liroi che si allenano a sognare, e a disegnare promemoria di ciò che ancora non c’è, forse, ma potrebbe arrivare.
‘Io non mi costringo mai a nessuna emozione’. Mi ha detto.
Per lui dipingere è utile a trovare ‘mondi’.
Mondi aggrovigliati e scomposti quando c’è la rabbia. Più ordinati e in equilibrio quando c’è la serenità.
Ma sempre prospettive nuove, orizzonti colorati del possibile.
E’ così che ha iniziato.
Praticamente 20 anni fa. Quando era solo un ragazzino.
Ed è così che ha continuato a crescere, cambiare, esprimersi.
Il tempo che è passato, come per molti artisti, non è stato un romanzabile trampolino di lancio verso la fama e il successo.
L’arte si sa, non paga.
Soprattutto in Italia.
Soprattutto se sei nato e cresciuto ad Ostia e racconti non per ambizione. Ma per esigenza.
E così Liroi a un certo punto si è trovato davanti ad una scelta.
Soccombere al peso ingombrante dei suoi lavori invenduti. In senso fisico-logistico e non solo.
Oppure trovare per loro un nuovo Senso.
Per creare c’è bisogno di spazio.
La generazione di qualcosa prevede sempre la partenza da un vuoto.
Anche il concepimento della vita funziona così.
Il nuovo cresce riempiendo un sacco vacuo.
Ed è così che Liroi ha scelto.
Voglio sognare che il Mare abbia tenuto acceso il faro anche per lui.
Che lo abbia guidato, indicandogli la via del costruire, distogliendolo dalla tentazione di arrendersi al brutto, alla frustrazione, alla rassegnazione.
Che gli abbia mostrato la via del Bello.
Liroi ha scelto di fare, di trasformare.
Ha fatto spazio per il nuovo facendo un regalo alla sua città.
Qualche mese fa ha cominciato il suo pellegrinaggio anonimo tra le strade di Ostia.
E quindi ha magicamente anche incontrato il Senso.
Un senso forse non di gloria, di fama e lustrini (….per ora), ma uno di cura, di amorevolezza, di riqualifica, di dono.
Adesso si divide tra il lavoro e la sua arte in un laboratorio che è anche una tana.
Se ne va in giro a lasciare le sue molliche di pittura e poi rientra in questo seminterrato vicino al mare che condivide con due amici di lunga data.
Anche loro ‘artigiani dell’arte’. Anche loro con gli occhi sulle mani che lavorano per creare valore. E tutto il resto poco importa.
L’hanno chiamato insieme The Lab.
Da qui escono tele di ogni taglia, dei bellissimi occhiali realizzati in legno, scatole inventate con le cornici dei quadri ma soprattutto, da qui esce l’aria del Mare di Ostia.
La brezza che soffia su tutto un velo di possibilità.
Anche qui, come sempre, come ovunque, creare, inventare, sognare, prendersi cura e donare Bellezza, si può.
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